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Tecnostress: quando è la tecnologia a stressarci

Lo sviluppo tecnologico è da sempre uno dei più potenti alleati del lavoro, esso infatti permette di potere introdurre nel processo produttivo lavorativo strumenti che possono aumentarne la resa in termini di tempo e risorse impiegate. L’innovazione tecnologica, non sempre può essere definita alleata anche del lavoratore: una nuova tecnologia, per essere utilizzata, necessita di un apprendimento delle informazioni che la riguardano e di un adattamento ad essa. Il lavoratore che non compie questi processi può riscontrare difficoltà nel completare il suo lavoro che, con la vecchia e conosciuta tecnologia, portava a termine.

Pensiamo a uno scrittore che per la prima volta passa da una macchina da scrivere a un PC. L’utilizzo della sua vecchia tecnologia (la macchina da scrivere) richiede la conoscenza di alcune nozioni operative e di funzionamento (inserire il foglio nella macchina da scrivere, la digitazione sulla tastiera, la procedura per ottenere lettere maiuscole/minuscole, la sostituzione del nastro di inchiostro, ecc…), nozioni non compatibili con l’utilizzo della nuova tecnologia. Lo scrittore, teoricamente, ora è in possesso di uno strumento che gli permetterebbe di scrivere più velocemente, non avere sprechi di carta, correggere facilmente errori di battitura. Lo scrittore, nonostante le potenzialità del nuovo strumento, senza le nozioni essenziali per utilizzare il pc (accensione/spegnimento, sistema operativo, interfaccia mouse, utilizzo software di scrittura, creazione di un nuovo file, salvataggio, ecc…) sarà impossibilitato a realizzare il suo lavoro, conservando la necessità di doverlo fare. Il povero scrittore si trova così in una situazione di stress collegato all’utilizzo di nuove tecnologie, ovvero in una situazione di tecnostress.

Cos’è il tecnostress

Il tecnostress è definito come ogni impatto o attitudine negativa, pensieri, comportamenti o disagi fisici e psicologici causati direttamente o indirettamente dalla tecnologia (Rosen, 1997).  Questa forma di stress risulta non essere la diretta conseguenza della tecnologia in sé, bensì il frutto dell’interazione tra l’essere umano e le tecnologie digitali e dai tecnostressor che ne derivano (Signore, 2021).

Con il termine tecnostressor si intendono alcuni fattori specifici che inducono il tecnostress nel lavoratore (T.S. Ragu-Nathan, 2008):

  • Tecno-invasione: la connettività costante, con la sua possibilità di poter contattare ed essere contattati in qualunque momento e in qualunque luogo, supera i limiti della giornata lavorativa e induce i lavoratori a lavorare senza dei regolari orari, oltre che a indurre nel lavoratore la pressione di dover rispondere.
  • Tecno-sovraccarico: incapacità nella gestione del flusso di informazioni in entrata tra i diversi device (pc, smartphone, tablet, ecc…) e i diversi software di comunicazione per il lavoro in team. Ciò introduce uno stress da adattamento alla velocità del lavoro che è sempre in costante aumento.
  • Tecno-complessità: la complessità delle nuove tecnologie porta il lavoratore a investire parte del suo tempo nell’apprendimento di nuove nozioni di funzionamento, processo che non sempre si svolge secondo le aspettative, inducendo nel lavoratore una sensazione di auto-inefficacia.
  • Tecno-insicurezza: tecnologie sempre migliori e in alcuni casi sempre più indipendenti, unite alle difficoltà di adattamento al loro utilizzo, possono generare nel lavoratore paure circa la sicurezza del proprio posto di lavoro.
  • Tecno:incertezza: l’affaticamento legato al restare aggiornati alle diverse modifiche e implementazioni delle applicazioni informatiche, spesso senza il supporto di un’assistenza tecnica.
  • Multitasking: la crescente propensione all’ottimizzazione (ottenere di più in meno tempo) porta il lavoratore a rispondere a più richieste e all’utilizzo simultaneo di diversi dispositivi e tecnologie, a ciò corrisponde una crescita esponenziale dello stress. 

Questi fattori che coinvolgono le TIC (Tecnologie delle Informazioni e della Comunicazione) generano stress, in quanto queste tecnologie sono complesse, cambiano frequentemente, coinvolgono in modo significativo curve di apprendimento rapide, aumentano le richieste lavorative, portano al multitasking eccessivo e si accompagnano spesso a problemi tecnici ed errori (T.S. Ragu-Nathan, 2008).

Quali sono i sintomi del tecnostress

Sia stress che tecnostress producono gravi effetti in termini di salute umana, e sono causa o concausa (Borgato, 2021):

  • Disturbi dell’alimentazione (anoressia, bulimia).
  • Disturbi gastroenterici (ulcera e colite).
  • Disturbi cardiocircolatori (ipertensione, ischemia).
  • Disturbi respiratori (asma bronchiale).
  • Disturbi urogenitali (alterazioni mestruali, incontinenza).
  • Disturbi sessuali (impotenza).
  • Disturbi locomotori (dolori lombari, reumatismo psicogeno, cefalee).
  • Disturbi dermatologici (sudore, pallore, arrossamento).
  • Disturbi del sonno.
  • Dipendenza da farmaci, alcolici e tabacco.
  • Insoddisfazione e riduzione dei livelli di aspirazione.

Il tecnostress aggiunge a sua volta effetti specifici come la perdita di concentrazione, affaticamento, ipertensione, sbalzi di umore improvvisi, mal di testa, alterazioni della memoria, tendenza a lavorare in modo frenetico, riduzione delle capacità percettive, irritabilità, insoddisfazione (Borgato, 2021).

I sintomi del tecnostress possono presentare livelli di acutezza molto alti, tanto che dal 2007 (sentenza della Procura di Torino) il tecnostress è considerato una malattia professionale e dal 2014 è stato inserito dall’INAILnell’elenco delle malattie professionali non tabellate, il cui riconoscimento è subordinato all’obbligo di prova da parte del lavoratore.

Come prevenire e gestire il tecnostress

Il tecnostress correlato agli ambiti lavorativi può essere prevenuto e gestito agendo su due possibili e cumulabili strade di intervento: agendo sull’ambiente lavorativo e/o sul lavoratore stesso.

Agire sull’ambiente lavorativo

Gli inibitori del tecnostress rappresentano le variabili situazionali e descrivono i meccanismi organizzativi che hanno il potenziale per ridurre gli effetti del tecnostress. 

Il supporto organizzativo e tecnico per gli utenti finali. La formazione diventa centrale nella prevenzione e nella gestione del tecnostress, in quanto le tecnologie (soprattutto le TIC) cambiano rapidamente e con esse le richieste lavorative. Chi riceve un’adeguata formazione all’uso di queste nuove tecnologie è in grado di rispondere alle nuove richieste lavorative con maggiore efficacia rispetto a chi ha ricevuto un addestramento carente o nullo. L’addestramento, inoltre, aiuta a ridurre i livelli di ansia, soprattutto nei primi giorni di introduzione alle nuove tecnologie.

Anche il supporto tecnico IT è importante. Yaverbaum (1988) e Zorn (2002) suggeriscono che quando vengono implementate nuove ICT, i professionisti IT dovrebbero incoraggiare gli utenti a esplorare e riorganizzare e dovrebbero fornire help desk e supporto tecnico per risolvere i problemi degli utenti finali. Possono anche costruire stazioni di lavoro dimostrative prototipo e sviluppare programmi per la pratica e l’acclimatazione (Kupersmith 1992). La riduzione del carico di lavoro regolare durante l’implementazione di sistemi critici offre anche ai dipendenti il ​​tempo di impararli e utilizzarli (Brod 1984).

Un altro meccanismo per ridurre gli effetti della tecnologia è coinvolgere gli utenti finali durante le fasi di pianificazione e implementazione del sistema (Brod 1984). Invitare gli utenti finali a partecipare a discussioni su come potrebbero essere utilizzate nuove applicazioni e sollecitare e incorporare i loro requisiti nella progettazione e configurazione del sistema li aiuta a familiarizzare con le nuove applicazioni fin dall’inizio, riducendo così l’impatto di situazioni stressanti durante l’uso (Clark e Kalin 1996, Karasek 1979, Nelson e Kletke 1990). Comunicare i cambiamenti (ad es. cambiamenti del flusso di lavoro e dei processi), i benefici e le opportunità che accompagnano l’introduzione di nuove TIC riduce gli esiti legati allo stress (Parsons et al. 1991) e aiuta gli utenti a superare la paura e l’ansia legate alle TIC.

Agire sul lavoratore

Una strada per intervenire sul lavoratore stesso e garantirgli di avere a disposizione tutti gli strumenti per gestire e per prevenire il tecnostress è sicuramente aumentare la “consapevolezza digitale” del lavoratore stesso. Questa competenza racchiude le capacità di:

1.     Comprendere il corretto funzionamento delle tecnologie: sapere come funziona un dispositivo o una tecnologia, fornice le informazioni necessarie a comprendere il perché dei malfunzionamenti e a evitarli.

2.     Proteggere i dispositivi tecnologici: la necessaria cura e manutenzione da parte dell’utente allunga la vita ai dispositivi e aiuta a garantire il funzionamento degli stessi.

3.     Proteggere i dati personali e la privacy: avere una buona consapevolezza di come tenere i propri dati al sicuro, quali dati vanno condivisi, quando il sistema li condivide i nostri dati e come evitarlo, aiuta a garantire la sensazione di sicurezza nell’uso delle tecnologie. Una maggiore sicurezza diminuisce i livelli di ansia e ci permette di rientrare nella naturale visione della tecnologia come un alleato e non pericolo da cui proteggersi. 

4.     Usare le tecnologie in linea con il salute e il benessere dell’utente: usare le tecnologie nel modo corretto significa anche garantire la nostra salute: tempo di utilizzo, esposizione visiva a schermi illuminati, postura, ecc.. 

5.     Adozione di una corretta netiquette: con questo termine, parola composta da net (rete) ed Etiquette (Etichetta, inteso come codice di comportamento), intendiamo quella serie di regole di comportamenti che gli utenti dovrebbero osservare per interagire con altri utenti attraverso i vari strumenti che la rete ci mette a disposizione (forum, social network, newsletter, mail, chat, ecc…).

In contesti lavorativi, queste competenze posso essere acquisite attraverso corsi di formazione, erogati dall’azienda o da privati, o prendendo come riferimento colleghi più abili nell’utilizzo delle tecnologie.

Bibbliografia

R. Borgato, R. Cassini, F. Galiero – L’ufficio in casa: benefici e insidie dello smartworking – Milano, Key Editore 2021.

T. S. Ragu-Nathan, Monideepa Tarafdar, Bhanu S. Ragu-Nathan, Qiang Tu – The Consequences of Technostress for End Users in Organizations: Conceptual Development and Empirical Validation – Information System Research Vol.19, No. 4, pp. 417-433, Dicembre 2008.

Michelle M. Weil, Larry D. Rosen – TechnoStress: Coping with Technology @Work @Home @Play – John Wiley & Sons Inc 1997.

F. Signore, E. Ingusci, P. Pasca, E. De Carlo, A. Madaro, M. Molino, C. G. Cortese – Capitale psicologico e tecnostress: Quale ruolo per la comunicazione al lavoro durante l’epidemia da Covid-19? – Edizioni Centro Studi Erickson, Trento, 2021 — Counseling Vol. 14, n. 1, febbraio 2021.

E. Brivio, F. Gaudioso, I. Vergine, C. R. Mirizzi, C. Reina, A. Stellari, C. Galimberti – Preventing Technostress Through Positive Technology – Front. Psychol., 17 December 2018

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Dr. Maurizio Buonaugurio

Psicologo, psicoterapeuta cognitivo comportamentale, esperto di comunicazione e marketing

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